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Innovazione Pa racconta l'evento "Open Source, perché funziona!"

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Lo scorso 28 gennaio, a Roma, presso la Regione Lazio, si è tenuto il workshop "Open source in Pubblica Amministrazione: perché funziona!" organizzato da LAit e RIOS, la Rete Italiana Open Source. L'evento ha rappresentato l'occasione per mostrare importanti case history e per confrontare operatori del settore e Amministrazioni Pubbliche sui principali casi di interazione tra PA e ‘tecnologie aperte'.

Le buone pratiche

Non si è trattato di una discussione sui massimi sistemi della validità generale dei software aperti, ma di una riflessione all'insegna della concretezza. L'obiettivo è stato piuttosto quello di presentare, attraverso buone pratiche, quattro modelli di riferimento concreti con cui è possibile introdurre, con successo,l'open source nella PA. I relatori si sono focalizzati su interessanti modelli operativi applicati in diversi contesti, attraverso esempi sperimentati di collaborazione con le Imprese

...e la loro riusabilità

Molto sentito anche il tema della riusabilità delle soluzioni informatiche nella PA e il ruolo centrale dell'open source come motore di innovazione e promotore di un modello economico più sostenibile. A introdurre e condurre la mattina Marco Ciarletti, Manager RIOS, e Francesco Loriga, Amministratore Unico di LAit. Quest'ultimo ha presentato il caso LAit, spiegando in che modo le soluzioni open source focalizzate al riuso, nella preparazione dei bandi, possano condurre le PA a svolgere un ruolo di "maintainer" OS. A tale scopo, ha ricordato l'esperienza condotta dall'Azienda nello sviluppo di una soluzione per la gestione della fattura elettronica, che la società in house della Regione Lazio ha messo a disposizione delle PA; soluzione, in breve, adottata da quattro Regioni e dal Comune di Roma. Ricorda Loriga: "Ci siamo dichiarati da subito disposti a svolgere il ruolo dei manutentori per questa ‘comunità di utilizzatori pubblici', curando e rilasciando nuove release del processo. Sarebbe un modello veramente virtuoso se altre Regioni facessero altrettanto con le proprie risorse". Si immagina, quindi un ruolo per le Amministrazioni Pubbliche, o almeno per i loro centri di competenza tecnologica, che vada oltre quello del centro di acquisto e affidamento dei servizi in outsourcing, ma si faccia parte integrante di progetti di sviluppo che superino i limiti dell'autoreferenzialità nelle Community open source. Secondo Loriga, con i software open source: "Le PA hanno la reale possibilità di controllare i prodotti, rivendicando, oltre alla proprietà del software, come prevede Il Codice dell'Amministrazione Digitale, il fatto che le soluzioni siano di tipo aperto. Perché questo è quello che garantisce la reale possibilità di personalizzarle, migliorarle per sé e la comunità di utilizzatori in modo condiviso".

Tanti ambiti di attività

Esistono filoni di lavoro, come il Fascicolo Sanitario elettronico o quello dei Servizi di Pagamento, dove questo requisito potrebbe risultare determinante per la condivisione e l'integrazione delle soluzioni tra le diverse Amministrazioni Pubbliche, che i relatori non hanno mancato di illustrare. Tra i numerosi contributi, possiamo sintetizzare quello di Sonia Montegiove, Analista Programmatore presso la Provincia di Perugia, che ha continuato a intrattenere la platea raccontando l'esperienza di ‘Libre Umbria', la migrazione di prodotti "ready to be used" più importante ed innovativa in Italia, un modello valido anche a livello internazionale. Quindi ha preso la parola Marco Tessarin, Amministratore Delegato di Smc Treviso, che ha introdotto il suo speech "Adozione e personalizzazione delle soluzioni open source" illustrando l'esperienza con la Regione Lazio, dove le scelte tecnologiche hanno contribuito a innalzare il livello di qualità dei progetti, favorendo la Pubblica Amministrazione nell'ottenere le necessarie garanzie per l'utilizzo delle piattaforme architetturali open source. Infine, Stefano Penge di Lynx, il cui intervento ha delineato una finestra sul futuro e in particolare sui finanziamenti pubblici per le idee innovative basate su tecnologie open source, con una carrellata su tutte le recenti normative italiane ed europee, ad iniziare dalle rispettive Agende Digitali, che promuovono l'utilizzo di tale tipologia di soluzioni.