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Bnova e la Business Intelligence protagoniste su Datavalue

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Seguendo l'evoluzione in atto nel mondo IT, Bnova, Enterprise Panel di RIOS, sta compiendo un interessante percorso, oltre la business intelligence con cui è nata.

Molte le novità in vista per il 2015, ma nella fedeltà al focus specifico: interpretare e soddisfare sempre le esigenze del cliente.

DataValue ha deciso per questo di dedicare un'intervista a Serena Arrighi, CEO di Bnova. Tre pagine dedicate alla presentazione della società, la proposta di valore, le partnership strette negli anni, il focus sulla Business Intelligence e l'evoluzione in corso verso i Big Data entrando nello specifico delle scelte tecnologiche e della visione dell'azienda sugli sviluppi futuri dei vari ambiti IT.

Ecco una parte dell'intervista, per una lettura completa clicca qui

Datavalue: Cominciamo con un breve profilo: come presentate la vostra attività, e la vostra proposta di valore?

Serena Arrighi: Bnova è nata con una focalizzazione specifica: fornire soluzioni di business intelligence. La nostra toria è andata di pari passo con la storia di Pentaho in Italia, di cui siamo distributori esclusivi nel nostro Paese. Il focus sulla business intelligence si è unito subito all'attività in ambiente open source e all'idea di portare l'open source in un contesto enterprise. Nel 2010 Pentaho decide un forte investimento in Hadoop e noi, fidandoci del partner, decidiamo di sposare la scelta arrivando così ad ampliare la nostra offerta anche all'ambito big data. Questo ha comportato anche una nuova valutazione in ambito database. In ottica big data abbiamo infatti ritenuto opportuno adottare un database colonnare, e la preferenza è caduta su Vertica (acquisito poi da HP), che nella nostra offerta big data rimane ormai il sistema preposto a gestire il datawarehouse. Il discorso sui database non è poi finito qui: successivamente, abbiamo stretto una partnership con MongoDB, come database NoSQL. MongoDB è particolarmente adatto al mondo transazionale, cioè dove si parla di gestionali web, per applicazioni come il gaming, l'e-commerce, il trading on line. Anche in questo tipo di contesti è necessario fare delle analisi in real time, e Pentaho è in grado di effettuarle sulla base di MongoDB. Per quanto riguarda Hadoop, abbiamo invece iniziato a collaborare con Hortonworks. Con Hadoop parliamo ancora della parte transazionale del database, o di quella che una volta si chiamava operation Lato big data, invece, con mia grande sorpresa, in questo momento il settore che si sta mostrando più aperto e ricettivo è quello finanziario e assicurativo. E questo per diversi motivi. Il primo si può trovare nelle specifiche emesse da Banca d'Italia, che richiede flussi molto veloci e soprattutto estremamente tempestivi. Altra esigenza è quella che nasce da questi grandi datawarehouse, come Oracle, RDBMS, alimentati per anni, che adesso hanno raggiunto delle dimensioni tali per cui non sono più performanti: non si riesce più materialmente ad estrarre dati con il dettaglio desiderato. In tal senso, stiamo operando via via delle sostituzioni con tecnologie più adeguate. Per quelli che comunemente chiamiamo "new business", l'introduzione delle nuove tecnologie risulta molto più semplice: vi si trova un terreno praticamente vergine dal punto di data store, cioè l'area in cui vengono in prima battuta immagazzinati i dati. In seguito ne viene fatta una prima scelta, applicando regole di business e data quality, e successivamente si possono portare nel database analitico, che è Vertica.

DV: Quali sono i settori applicativi nei quali operate maggiormente?

SA: Parlando di business intelligence, lavoriamo veramente in modo trasversale, in qualunque settore. Quando abbiamo cominciato, nel 2009, i nostri clienti erano per lo più aziende medio-grandi, che volevano entrare nel mondo open source. Oggi la dimensione media dei nostri clienti è aumentata, e abbiamo realtà che spaziano dalla moda alle comunicazioni, dalle assicurazioni alla pubblica amministrazione. Per quanto riguarda ad esempio il settore della moda, l'ETL di Pentaho ha avuto un riscontro molto positivo. Innanzitutto perché tendenzialmente si tratta di realtà globalizzate che hanno negozi e siti produttivi ovunque, i dati arrivano 24 ore su 24, inoltre, queste informazioni sono in lingue e caratteri diversi (arabi, russi, cinesi, giapponesi...), cose che sembrano banali, ma che banali non sono. A parte questo, forse il settore moda è fra tutti quello più conservativo, per certi aspetti, e ancora tende a fare scelte parziali in fatto di big data. 

 

 

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